Balestrieri: “La sicurezza prima di tutto: è una questione di valori”
È un autotrasportatore con quasi quarant’anni d’esperienza alle spalle, Marco Balestrieri. Nato e cresciuto tra i camion, dopo aver conseguito la patente E a ventun’anni, ha costruito una carriera solida nel settore dei trasporti pesanti. Fondata una sua società nel 1999, l’ha gestita fino al 2022, quando l’incontro con RMC ha segnato una svolta: Balestrieri è entrato infatti allora a far parte del gruppo portando con sé l’intero parco mezzi e un bagaglio tecnico non comune. La sua specialità è il camion dotato di gru da 60 quintali, trainato da un motore da 500 cavalli: un mezzo capace di sollevare e posizionare manufatti pesanti con precisione millimetrica. Pochi operatori, in zona, possono vantare una dotazione simile.
Come mai dopo anni di attività autonoma ha scelto di entrare in RMC?
“Ho iniziato a guidare mazzi da trasporto nel 1988 e da allora non ho mai fatto altro. Mio padre mi ha insegnato i primi rudimenti quando avevo solo quattordici anni e da lì è stata una progressione naturale. Quando incontrai Gabriele Fermi ci siamo capiti subito. Ho ritrovato in lui e in RMC la medesima passione e attenzione al lavoro che mi aveva da sempre animato. Per questo ho deciso che sarei entrato in azienda con tutto il mio parco mezzi”.
Che tipo di servizi offre ora la sua divisione?
“Operiamo trasporti per conto terzi per una clientela mista tra commesse fisse e occasionali. Trasportiamo un po’ di tutto: dall’edilizia ai box, materiali di ogni genere. Abbiamo clienti con cui lavoriamo tutto l’anno così come a chiamata. E poi c’è naturalmente il trasporto dei nostri escavatori, direttamente da RMC ai cantieri dei clienti”.
Il camion con gru è la sua specialità: ce ne parla?
“Si tratta di una macchina da sollevamento di capacità importante. Già avevo lavorato come gruista in passato, ma devo dire farlo con strumenti così perfezionati dà molta soddisfazione. È un lavoro che mi piace moltissimo. Quando per esempio serve montare una struttura prefabbricata, con uomini che imbullonano e assemblano pezzi affidandosi alla sicurezza della tua gru che li sovrasta, è sempre una grande emozione. Serve delicatezza, attenzione, freddezza, profondo senso di responsabilità. Ma quando poi la vedi in piedi, a installazione finita, è una vera soddisfazione. Si lavora sotto la pioggia o sotto il sole, tutto l’anno. Ogni commessa è diversa: capita di dover sollevare qualsiasi cosa. La variabilità del lavoro è al contempo il suo bello e il suo brutto, ma non farei nient’altro”.
Come si prepara a un lavoro complesso con la gru, soprattutto in spazi urbani o difficili?
“Prima di tutto bisogna capire come si muoverà il carico e dove posizionarsi. Molte volte, se posso, vado a vedere il cantiere il giorno prima: studio lo spazio, valuto gli ingombri. Qualche volta, in ambiente urbano, passo anche la sera a fare un breve sopralluogo. I clienti lo apprezzano: si fidano e ti ascoltano. Seguono attentamente le indicazioni che do loro per la preparazione del cantiere perché sanno che nulla va lasciato al caso. Solo pochi giorni fa, per esempio, ho posato un pozzetto da 50 quintali: era fondamentale capire esattamente dove sistemare la gru. Occhio agli spazi, attenzione, esperienza, sapersi prendere tutto il tempo necessario per fare bene: è questo che serve”.
La sicurezza sembra essere un tema fondamentale nel suo mestiere…
“È una questione di valori prima ancora che di tecnica. E questo vale anche per il trasporto degli escavatori: bisogna sapere esattamente come agganciarli e come fissarli agli ancoraggi. Nella mia carriera ho visto colleghi ribaltare carichi per non aver dedicato il tempo necessario a tirare catene o assicurare con dovizia il carico: qualcosa di banale che può evitare veri disastri merita la massima considerazione. Anche solo per pochi chilometri di spostamento sono solito verificare che tutto sia perfettamente e solidamente bloccato. Forse per questa mia pignoleria non mi è mai capitato di ‘prendere spaventi’, ma è un bene che la paura che accada il peggio rimanga. Anche dopo tanti anni di esperienza fa scuola. Del resto oggi, con il traffico sempre più congestionato, basta una frenata brusca…”.
Qual è il lavoro più insolito che ricorda in tanti anni di attività?
“Una volta ho trasportato una statua di elefante e, in un’altra occasione l’opera di un artista americano che doveva essere esposta in una galleria d’arte di Milano. Era tutta smontata e, all’arrivo ho dovuto traslarne con grande attenzione le parti così da favorire il riallestimento. Un lavoro fuori dall’ordinario, ma nel nostro mestiere capita davvero di tutto. È questo ciò che mi pace, quasi quanto il contatto con le persone. Valori che condivido con RMC”.