Merlini: “Qui non sei un numero, qui si lavora e si cresce grazie a nuove sfide”
Alessandro Merlini è entrato nell’organico di RMC nel gennaio 2019, dopo un contatto di fiducia che lo ha avvicinato all’azienda piacentina. Il primo impatto lo ha convinto subito: un ambiente familiare, una squadra coesa e un progetto di espansione già avviato che prevedeva il suo coinvolgimento fin dall’inizio. Negli anni successivi l’officina ha conosciuto una crescita significativa: nuovo capannone, strumentazione 4.0, distributori automatici per l’olio, climatizzazione. Dotazioni che molte realtà tradizionali non possiedono. Oggi il reparto conta cinque tecnici, ognuno con le proprie specializzazioni: dall’elettronica all’idraulica, passando per la meccanica pesante applicata alle macchine movimento terra.

Cosa la appassiona di più del lavoro sulle macchine movimento terra?
“Davvero tutto, altrimenti sarebbe un lavoro pesante da sostenere. Sono appassionato di meccanica fin da piccolo e ho indirizzato tutta la mia formazione in questo senso. Le macchine movimento terra hanno una marcia in più: gli spazi sono ampi, i componenti più grandi, non ti senti mai intrappolato. Certo, i pesi sono maggiori, ma non mancano sfide continue, qualcosa di molto stimolante”.
Quanto è importante l’aggiornamento continuo in un settore in rapida evoluzione come questo?
“Non si smette mai di studiare, imparare, apprendere dai testi tecnici quanto dal fare. Ogni anno le case costruttrice organizzano corsi e bisogna essere in grado tradurre subito in pratica le novità. Soprattutto negli ultimi anni è stata introdotta molta elettronica: sistemi per le emissioni, filtri, tecnologie che nelle automobili già erano presenti e che, evoluzione dopo evoluzione, si stanno confermando standard di elevata qualità anche negli escavatori”.
Come si svolge nel concreto il lavoro di assistenza esterna?
“Esco con uno dei nostri tre furgoni attrezzati, sempre pronti e attrezzati. Portiamo quanti più ricambi possibile: materiale per piccole modifiche, talora anche solo per consentire al mezzo di operare in attesa della completa sostituzione del pezzo. A seconda del tipo d’intervento può essere che si debba procedere anche in due, come per esempio quando capita che cada un cingolo. Per prove di elettronica o idraulica si può andare da soli e, una volta pianificato illavoro, tornare magari meglio attrezzati. La varietà è proprio uno dei temi più ricorrenti nelle assistenze in loco. A maggior ragione perché muta spesso la location”.
Cosa intende?
“I cantieri sono ovunque: mare, montagna, bosco, città. In estate inoltre le emergenze aumentano, comportando anche tre o quattro uscite a settimana. D’inverno, di contro, si opera per lo più al riparo di depositi o magazzini, procedendo a manutenzioni di routine o lavori appositamente rimandati a quella che è la stagione meno assorbita dai cantieri. Capita poi di operare in aree vicinissime come di dover fare molti chilometri: ci sono stati interventi in Svizzera che hanno significato svariati giorni avanti e indietro oltre un periodo oltralpe per la revisione di una macchina. Ogni giorno, davvero, è una scoperta”.

Qual è l’intervento più memorabile che ricorda?
“Uno in particolare non lo dimentico. Avevamo un cliente con diverse cave nel Lodigiano: mi chiama, arrivo sul posto e non vedo la macchina. Mi dice di girare dietro una montagna di sabbia e lì, in mezzo a un lago, c’era l’escavatore rimasto fermo. Sono dovuto andare a recuperarlo con una piccola barca”.
Prima accennava alle varie location, quali sono le più “ostiche”?
“Può succedere che si debba intervenire dove i nostri furgoni non possono avvicinarsi più di tanto, come ad esempio nel fitto di un contesto boschivo di montagna. Qualche volta il cliente riesce a venirci a prendere con mezzi ad hoc, ma capita anche di dover raggiungere il mezzo bloccato a piedi. Il tutto, inoltre, può essere reso ancor più difficile causa pioggia, neve o fango. Del resto comprendiamo bene quale disagio possa rappresentare un mezzo fermo e, presi gli attrezzi che si riesce a trasportare si affrontano volentieri anche contesti complessi”.
Un po’ all’avventura, insomma…
“Ma sempre ben coscienti che la preparazione preventiva fa grande differenza. L’esperienza in questo senso aiuta molto: cerchiamo a monte di comprendere il problema così da dotarci fin da subito degli strumenti utili a risolverlo. Credo che anche queste piccole attenzioni, unite ai rapporti collaborativi che nel tempo si instaurano con i clienti, concorrano a quella fiducia che fa si che le persone si rivolgano volentieri alla nostra realtà”.